Coimbra, nuove "sculture domestiche" di Marco Ripa

Cioccolatini e caramelle assortiti, avvolti in carte luccicanti, da condividere con gli ospiti nel “salotto buono”, tra divani generosi e floride poltrone. Il sapore della nuova collezione di arredi per interni ed esterni "Coimbra", realizzata da Marco Ripa su disegno di Roberto Cicchinè, è tutto lì: in quei dolcetti diventati famosi sul finire degli anni Settanta, nelle lettere stondate del marchio Coimbra stampate sulla confezione e in quella stanza in cui caramelle e cioccolatini venivano serviti, tra affetti, chiacchiere e cortesi formalità. "La serie di arredi rilegge l’immaginario fisico ed emotivo di questa convivialità", spiega Cicchinè.
Photo Giulia Papetti
La collezione è composta da poltrona, divanetto e madia, elementi di un progetto più ampio, che grazie alla sua modularità si prepara a evolvere in una famiglia allargata di oggetti multifunzionali. "Coimbra" cita l’ispirazione rétro nelle curve abbondanti, ma l’attualizza nell’uso del metallo, caparbiamente ridotto a spessori sottilissimi, nel rigore geometrico delle forme e nella funzionalità eclettica, adattabile a diversi ambienti, non solo domestici, in e outdoor. Ripa, designer e fabbro esperto nella lavorazione di ferro e acciaio, in questa serie ha voluto sperimentare l’alluminio: totalmente riciclabile e parzialmente riciclato, leggero, duttile, modellato da lavorazioni invisibili.  Alla base, la stessa cocciutaggine e discrezione con cui il designer e maker marchigiano da quindici anni approccia progetti e materiali. Come spiega: "C’è chi ama evidenziare la manualità in gesti tangibili che diventano elementi decorativi. Al contrario, noi ci sforziamo di mimetizzare le tracce di tecniche affinate nel tempo in un 'artigianato minimo’ che esalta la purezza di forma e materia". Un principio di pura sintassi che è schiettamente espresso dalla nuova collezione. "La sfida più complessa a livello tecnico - continua Ripa - è stata quella di assicurare all’alluminio un’ottima tenuta nel tempo, senza compromettere la pulizia del prodotto: saldature a vista e giunzioni, tipiche della lavorazione di questo metallo, dovevano sparire. E così è stato, dopo ore e ore trascorse in laboratorio".  La prototipazione non si è sottratta allo spirito conviviale della collezione, anzi è frutto di un esperimento collettivo. Clienti, corrieri, architetti e amici di passaggio nell’officina di via Galileo Galilei, trasformata in un "salotto buono" a due passi dal mare marchigiano di Porto San Giorgio, sono stati invitati ad accomodarsi e testare le sedute: i suggerimenti di ognuno sono oggi iscritti nel comfort di queste metalliche sculture domestiche. "Coimbra" sarà presentata a EDIT Napoli 2023, la fiera internazionale del design dove Ripa torna dopo la prima partecipazione del 2022, e che si terrà quest’anno dal 6 all’8 ottobre negli spazi storici dell’Archivio di Stato di Napoli.

Marco Ripa nella sua officina (Ph. Marco Biancucci)

Copertina: Poltrone "Coimbra" di Marco Ripa, design Roberto Cicchinè. Ph. Giulia Papetti 

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MARCO RIPA

Artigiano, designer, maker, editore, Marco Ripa (qui sotto nella foto-ritratto) realizza oggetti unici d’arredamento in ferro e acciaio. Nasce nel 1977 a Porto San Giorgio, nelle Marche. È a pochi passi dal mare, cullato dalle onde della musica punk, che in quegli anni grida: "Do it yourself". Frequenta l’Itis Montani di Fermo, dove si diploma come perito meccanico, ma già dai 15 anni va a bottega dallo zio Carlo, che lo inizia alla carpenteria metallica. Sceglie il ferro come materiale d’elezione, perché rumoroso e dannatamente sporco. Nelle sue letture scopre il design, il valore del progetto, e l’arte; Calder, in particolare, e poi Ruskin e l’Arts and Crafts Movement. Ed è proprio Calder a mostrargli l’altra faccia del metallo: leggero, emancipato dal peso, sollevato dalla sua gravità. Reso mobile, meno severo, quasi giocoso. A 33 anni, nel 2011, Marco Ripa apre il suo laboratorio a Porto San Giorgio - le onde sempre accanto - in via Thomas Edison, che passerà il testimone a Galileo Galilei, via in cui trasferirà l’officina nel 2017. Da subito, la volontà che guida il progetto e la mano operosa del fabbro è quella di togliere, togliere, togliere. Per raggiungere l’essenza dell’oggetto. Una nudità, anche sfacciata e stimolante, che seduce nell’espressione della sua funzionalità. Marco opera a mano con tutti gli strumenti della tradizione: saldatrici tig, segatrici, flessibili.



Conosce a fondo materiali e lavorazioni; possiede l’arte manuale di forgiare e plasmare gli elementi. "Sono innamorato del mio lavoro - racconta -. Che spesso faccio a mani nude, tra scottature e sbucciature, perché voglio sentire la materia. Quando vedo nascere dalle mie mani e da una lamiera gli oggetti che poi le persone utilizzeranno per una vita penso: 'c’è qualcosa di magico'. Che però è anche sporco, polveroso e chiassoso. E a me piace che sia così". Marco negli anni potenzia questo sapere artigianale con l’uso della tecnologia, per agevolare precisione e velocità. Oggi tutti i prodotti nascono in digitale con programmi 3D, da cui poi vengono sviluppati programmi 2D per taglio laser; solo successivamente si passa all’assemblaggio finale, dove la cura del dettaglio in ogni pezzo finito a mano è certosina. Who Are You è il primo oggetto - un portaombrelli "trasformista" - realizzato nel 2012. Oggi nel catalogo lo affiancano portariviste, librerie, tavoli e tavolini. Sedute e lampade, vasi e appendiabiti. Sculture metalliche d’uso quotidiano agili e sottili, componibili, versatili e interpretabili in risonanza con le esigenze dell’abitare contemporaneo. Le linee sono sempre geometriche, studiate come inizio di un gioco d’incastri per composizioni ogni volta diverse, personalizzabili. Al nome di Marco - dal 2016 non più solo progettista e artigiano, ma anche editore - si associa quello di Roberto Cicchinè, designer di alcuni prodotti e dal 2022 art director dell’intero progetto. Extra catalogo, le potenzialità del metallo si fondono con sperimentazioni che Marco forgia in pezzi unici, come il tavolino Moby Dick, i vasi Under Pressure e l’appendiabiti Alice in Chains. Numerosi gli arredi e i complementi realizzati su misura per progetti d’interni privati e non, come il G Hotel di Pescara a cura dello studio di architettura Caberlon Caroppi e alcune boutique del marchio di abbigliamento Malloni. Il ferro e tutti i metalli utilizzati nell’officina Marco Ripa sono interamente riciclabili. Ogni mese vengono ritirati e fusi i pezzi di scarto, da cui si ottengono materiali rigenerati, con cui realizzare nuovi complementi d’arredo, in un ciclo e riciclo senza fine.

www.marcoripa.it