Regina. Della scultura. "Prima" alla GAMeC Bergamo


Da mercoledì 28 aprile a domenica 29 agosto 2021 la Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea (GAMeC) di Bergamo presenta, alla riapertura delle attività, la prima retrospettiva in un museo italiano dedicata a Regina Cassolo Bracchi, in arte Regina (1894-1974), una delle figure più affascinanti, innovative e ancora oggi meno note del panorama artistico europeo del Novecento.
Allestimento. Photo Camera Veronica
La mostra, a cura di Chiara Gatti e Lorenzo Giusti, nasce dall'acquisizione da parte della GAMeC e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell'artista e mira ad analizzare - dagli esordi negli anni Venti fino ai primi anni Settanta - la riflessione formale di una personalità unica, rimasta a torto ai margini della storia e riscoperta adesso quale figura complessa, sperimentatrice, versatile e poetica. Regina è stata la prima donna dell'avanguardia italiana a dedicarsi interamente alla scultura, di cui ha riletto i linguaggi in direzione audace e sperimentale, piegando la ricerca accademica e naturalistica all'uso di materiali inediti. Alluminio, filo di ferro, latta, stagno, carta vetrata, Plexiglas sono stati i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva che ha abbracciato inizialmente i modi del Futurismo e poi quelli del Mac, il Movimento arte concreta, a cui Regina si avvicina nel 1951 grazie a Bruno Munari. Duecentocinquanta opere tra sculture, mobiles, disegni, cartamodelli e taccuini, provenienti dalla Collezione-Archivio Gaetano e Zoe Fermani, da collezioni private e dal Museo di Mede Lomellina (che custodisce una parte significativa della sua produzione degli esordi), ci guidano in un percorso che si sviluppa per temi ed epoche, intrecciando i contatti con i movimenti dell'avanguardia e le vicende biografiche, dal Ventennio al boom del Dopoguerra. Gli anni di adesione al Futurismo, durante i quali Regina partecipa a tutte le Biennali di Venezia e alle Quadriennali romane, sono caratterizzati da opere in cui memorie di un mondo meccanico alla Depero si mescolano con le compenetrazioni spaziali di Archipenko e dove l’alluminio piegato libera le forme dai vincoli dei volumi della scultura tradizionale.

Allestimento. Photo Camera Veronica
In questo processo di creazione e montaggio di opere trasognate, la carta diviene lo strumento imprescindibile  di ogni analisi preliminare. Modelli puntati con spilli, secondo una pratica sartoriale applicata alla vocazione aerea delle sue figure, le servono per sagomare il metallo senza incertezze, con energia e dolcezza. Come in un gigantesco erbario, la sezione dedicata ai disegni dei fiori di campo e ai gessi degli anni Quaranta mostra una sequenza serrata, fiabesca e allo stesso tempo scientifica di studi sulla vegetazione spontanea, ritratta su centinaia di fogli sparsi, come un diario quotidiano di osservazione del mondo naturale, presto modificato nelle linee essenziali del suo astrattismo maturo. La stagione del Mac allinea cerchi, ellissi, giochi di triangoli o losanghe issati con grazia ed equilibrio in composizioni mobili, vibranti, spesso realizzate in Plexiglas;  sintesi estrema di motivi tratti dal regno selvatico, declinati secondo le regole costruttive della natura. Le suggestioni spaziali diffuse nella Milano degli anni Cinquanta si rivelano in opere che tradiscono il miraggio della corsa alla luna, sintetizzato da Regina in traiettorie di segni nel vuoto, combinazione ideale fra le linee-forza di matrice futurista e lo spazialismo di Fontana. 
Completa la mostra una monografia pubblicata da GAMeC Books ed Éditions du Centre Pompidou con saggi di Christine Macel, Lorenzo Giusti, Chiara Gatti, Paolo Campiglio e Paolo Sacchini, concept grafico di Leonardo Sonnoli e Irene Bacchi, e con un progetto fotografico di Delfino Sisto Legnani. L'allestimento è a cura del designer Francesco Faccin. La mostra è realizzata grazie al contributo speciale del Comune di Bergamo. Si ringrazia Santini Cycling Wear per il sostegno.