Festival di Cannes 2026 nel segno di Park Chan-wook

Il 79° Festival di Cannes nel segno di Park Chan-wook  Dodici spettacolari lungometraggi lo hanno consacrato come una delle figure più affascinanti del cinema contemporaneo. Acclamato a livello internazionale dalla critica e dal pubblico, il regista, sceneggiatore e produttore sudcoreano presiederà la giuria che, sabato 23 maggio 2026 sul palco del Grand Théâtre Lumière, assegnerà la Palma d'Oro 2026, che fa seguito a quella 2025 consegnata da Juliette Binoche all'iraniano Jafar Panahi per "It Was Just an Accident" ("Un semplice incidente"). Annunciano dalla Croisette: "Viscerali, sovversivi e barocchi, i film di Park Chan-wook sono audaci sotto ogni aspetto: nella sceneggiatura e nello stile... Eppure, questo virtuoso regista non si allontana mai da un messaggio sociale simbolico o dal suo pubblico, che immerge in mondi oscuri e inquietanti lungo viaggi a volte terrificanti, a volte esaltanti, a volte erotici o tutte queste cose insieme".
"L'inventiva, la maestria visiva e la propensione di Park Chan-wook a catturare i molteplici impulsi di donne e uomini con destini singolari hanno regalato al cinema contemporaneo momenti davvero memorabili - affermano la presidente del Festival Iris Knobloch e il direttore Thierry Frémaux -. Siamo lieti di celebrare il suo immenso talento e, più in generale, il cinema di un Paese profondamente impegnato a mettere in discussione il nostro tempo". Per Park Chan-wook tutto è iniziato a Cannes con Old Boy, che ha vinto il Gran Premio nel 2004. Da allora, quasi tutti i suoi film selezionati in concorso gli sono valsi dei riconoscimenti: "Thirst" (Premio della giuria 2009), "The Handmaiden" (2016) e "Decision to Leave" (Miglior regista 2022), lavori con al centro eroine straordinarie... Park Chan-wook  viene spesso paragonato a registi come Tarantino, De Palma e Fincher per la maestria nel comporre immagini la cui bellezza formale è pari solo al loro rigore morale. Il retroterra autoriale rimanda, tra gli altri, a maestri come Kurosawa, Bergman, Visconti e Hitchcock. Sebbene abbia sviluppato una passione per il cinema sin da giovanissimo e abbia avuto una breve carriera come critico, ha sognato di diventare regista dopo aver scoperto "La donna che visse due volte" di Alfred Hitchcock. Il maestro inglese ha permeato la sua opera fino alla composizione di alcune inquadrature e scenografie, con un senso estetico venato di surrealismo. Ha attinto liberamente a "L'ombra del dubbio" per il suo dramma familiare "Stoker". (2013), la sua avventura americana con Nicole Kidman e Mia Wasikowska. E l'influenza di Hitchcock è ancora una volta sorprendentemente evidente in "Decision to Leave", un thriller seducente e vertiginoso in cui l'ossessione è portata all'estremo. L'ossessione è un tema ricorrente in tutti i suoi film, fino all'ultimo, "No Other Choice" (2025). Questa satira dall'umorismo macabro ridicolizza la ricerca del successo che "consuma" la società capitalista coreana, così come la vanità maschile, già ferocemente smascherata nel suo film femminista "The Handmaiden".

La vendetta è anche il filo rosso sangue che attraversa la filmografia profondamente pittorica del regista. È il soggetto di una trilogia iniziata nel 2002 con "Sympathy for Mister Vengeance", proseguita nel 2004 con "Old Boy", che lo ha consacrato sulla scena internazionale, e completata nel 2005 con Lady Vengeance. In questo cinema degli eccessi, cacce al tesoro e massacri si alternano tra disagio e commedia, strazio e grottesco, in un'arte dai contrasti folli ma perfettamente padroneggiati. L'immersione nelle profondità di un'anima umana divisa tra gli impulsi dell'amore e della morte rimane comunque straziante. L'opera di Park Chan-wook, il cui terzo film, JSA (Joint Security Area), ha battuto il record nazionale di incassi nel 2000, incarna il Dna del cinema coreano contemporaneo in ogni aspetto: libero da convenzioni, orientato al pubblico, ambizioso, deliberatamente provocatorio e sofisticato senza essere intellettualizzato. La presidenza di Park Chan-wook simboleggia il profondo e precoce attaccamento del Festival di Cannes alla migliore produzione coreana, i cui tesori vengono restaurati anno dopo anno, dimostrando anche in questo modo di saper produrre grandi opere contemporanee che attraggono milioni di spettatori in un mondo che sa celebrare i suoi registi. 

Copertina - Park Chan-wook © Photo by LEE Seung-hee