Sino al 4 aprile 2027, il Museo di Santa Giulia a Brescia dedica per la prima volta una mostra monografica a Franca Ghitti (Una storia di Altri Alfabeti). Il progetto espositivo site specific intreccia alcune delle opere più significative della ricca produzione dell'artista bresciana con il percorso permanente del museo, instaurando un dialogo inedito con i suoi spazi e le sue collezioni. L’iniziativa, promossa da Comune di Brescia e Fondazione Brescia Musei, curata da Fausto Lorenzi e Elena Pontiggia in stretta collaborazione con la Fondazione Archivio Franca Ghitti, è il quarto appuntamento di Palcoscenici Archeologici (dopo quelli che hanno visto protagonisti Francesco Vezzoli, Emilio Isgrò e Fabrizio Plessi), il programma culturale che Fondazione Brescia Musei dedica al dialogo tra il bene storico e archeologico bresciano e alcune delle più significative esperienze dell’arte contemporanea italiana di grandi artisti storicizzati.

L'iniziativa prevede l'installazione di opere d’arte all'interno del percorso museale per valorizzarlo e darne una narrazione più attuale. Con questo progetto, realizzato nell’ambito dell’eredità di Bruno Romeda, la Fondazione prosegue, inoltre, nel mandato orientato alla valorizzazione degli artisti del territorio. L'arte di Franca Ghitti trae ispirazione e rende omaggio ai molti linguaggi non verbali custoditi nella sua terra, la Valle Camonica: dalle incisioni rupestri del primo sito in Italia a essere dichiarato dall’Unesco "Patrimonio dell’umanità" - l'artista nel 1964 fu tra i fondatori del "Centro camuno di studi preistorici" - al Romanico minore disseminato tra le pievi, fino alla produzione di utensili di ferro. Anche l’esperienza delle Vicinie, antiche comunità di mutuo soccorso, riaffiora nelle sue opere come traccia di una memoria collettiva. L’esposizione propone un inedito dialogo tra alcune delle opere più significative di Franca Ghitti (1932-2012), una delle voci più rilevanti della plastica contemporanea italiana e internazionale, e il percorso permanente del Museo che, nel contesto dell’antico monastero di San Salvatore e Santa Giulia, racconta oltre duemila anni di storia della città. I lavori dell’artista camuna sono proposti in dialogo con le testimonianze del mondo romano, longobardo-carolingio, romanico e rinascimentale ed è come se riecheggiassero lo spirito del museo civico, nel rievocare gesti, segni, riti del vivere e del lavorare. Le opere di Ghitti, che provengono dall’Archivio Franca Ghitti, dal Museo Franca Ghitti di Darfo Boario Terme e da una collezione privata, riuniscono sapientemente scultura, pittura e architettura e ribadiscono la capacità di costituirsi come raccolta di interi habitat e come memoria collettiva della comunità.

Originaria della Valle Camonica, l'artista ha sviluppato una ricerca unica nel panorama creativo italiano, costruita a partire dal recupero di materiali legati al lavoro - legni consumati, chiodi, scarti di segheria e di fucina - per trasformarli in opere d’arte che richiamano le forme essenziali della vita quotidiana (mappe, tavole, madie, edicole, porte, cancelli) e che, insieme, assumono la presenza solenne di monumenti rituali e sacrali. L’artista non ha innalzato il memoriale di un mondo perduto, ma ha piuttosto dato vita a un linguaggio visivo tramandato dall’antica struttura sociale, rievocando l’arte popolare attraverso la riaggregazione di pratiche in un complesso mentale e spaziale del tutto contemporaneo, aperto al confronto con il contesto europeo ed extraeuropeo. Com’ebbe modo di ricordare la stessa Ghitti, "Credo di aver iniziato giocando: segnavo linee di confine sulla terra, inconsapevolmente rifacevo i limiti dei campi, tracciavo la geometria delle coltivazioni, i muretti divisori delle proprietà, il paesaggio nel quale sono cresciuta". E ancora: "Non ho mai avuto un’idea romantica dell’arte come emozione, sensazione, cosa privata, ma ho sempre cercato una sorta di documentazione, informazione, archiviazione. Non ho cercato la mia voce, ma tutte le voci, soprattutto quelle che nessuno ascoltava: le voci della Valle, che è un frammento della valle del mondo”. In questa tensione tra memoria locale e orizzonte universale, tra saperi manuali e costruzione intellettuale, tra reperto, materia e forma contemporanea, la mostra restituisce il senso più profondo della ricerca di Franca Ghitti.
Immagini: Franca Ghitti © ph Ela Bialkowska OKNO studio