"Mettere Montreux sulla mappa". La mostra del MJF

Come ha fatto una piccola città sulle rive del Lago di Ginevra a diventare una capitale mondiale della musica? Appena presentata in occasione della 60ª edizione del Festival Jazz (MJF), la mostra "Mettere Montreux sulla mappa" curata da Stéphanie-Aloysia Moretti, e allestita nelle sale del Fairmont Palace, risponde bene a questa domanda. L'esposizione ripercorre questa straordinaria evoluzione storico-musicale svelando oggetti, archivi audiovisivi e opere originali, la maggior parte delle quali mai esposti al pubblico. L'esperienza immersiva "Listen to the Photos", ideata da UNIL e EPFL, offre poi un'esplorazione della storia della famosa rassegna elvetica attraverso fotografie e clip audio. Ci si può immergere, sino al 18 luglio 2026, anche in una selezione di concerti filmati tra il 2014 e il 2025 tramite una piattaforma digitale sviluppata da Millenium, partner globale della manifestazione.
Elton John a Montreux nel 2019
Nel corso dei decenni, l'impulso dato dal fondatore  Claude Nobs trasformò la città in un modello culturale unico: un festival estivo diventato un riferimento musicale globale tra audaci eventi "pop", uno studio di registrazione leggendario e una rete di grandi artisti attratti da questa Riviera per suonare, registrare e, talvolta, stabilirsi tra il lago e le montagne svizzere. La prima sala dell'esposizione illustra la diversità di questa effervescenza culturale, di cui Claude Nobs fu la forza trainante fin dall'inizio. Come dipendente del locale ufficio turistico dal 1964, creò un posto dedicato alla musica popolare all'interno della Rose d'Or, prima di fondare il vero e proprio Montreux Jazz Festival nel 1967. I leggendari Mountain Studios e il Septembre Musical, l'appuntamento più antico della città - dedicato alla musica classica - completano il quadro di questa realtà i cui "festival gemelli" - dalla fine degli anni Settanta - hanno fatto risuonare il nome di Montreux da Detroit a São Paulo, da Atlanta a Sapporo. Sono in mostra anche i manifesti più emblematici delle varie edizioni del Festival, firmati da Keith Haring o Jean Tinguely, con opere originali, schizzi e modelli inediti provenienti dagli archivi di Pierre Keller e lasciati in eredità alla manifestazione grazie a una generosa donazione di QoQa. Già nel 1967, Claude Nobs ebbe l'idea visionaria di immortalare i concerti del Festival, riunendo nel tempo una delle collezioni di musica audiovisiva più preziose al mondo. Nel 2013, questa raccolta - "Il Montreux Jazz Festival, l'eredità di Claude Nobs" - è stata iscritta nel Registro Memoria del Mondo dell'Unesco. La conservazione e trasmissione dell'eredità di questo patrimonio sono ora tutelate dalla Fondazione Claude Nobs ed EPFL, come parte del Montreux Jazz Digital Project. Dal 2014 ha continuato a registrare sistematicamente i concerti. La mostra è arricchita anche dalla sezione "Ascoltare le foto", una proposta immersiva creata, con l'ausilio della realtà virtuale, dagli studenti dell'Università di Losanna (Facoltà di Lettere). Riunisce fotografie ed estratti sonori come un invito ad "ascoltare le immagini". 

IN MOSTRA

Estratti sonori: Courtesy Montreux Sounds / RTS (1967-1986); Montreux Sounds (1987-2012); Montreux Sounds / MJFF (2013) sotto l'égide de la Claude Nobs Foundation. Estratti video: Courtesy MJFF (2014-2025).  Il  Festival desidera ringraziare gli Archivi di Montreux per il loro prezioso aiuto nell'organizzazione della mostra.