Apre la mostra "Dario Argento - The Exhibit". Torino

Il Museo Nazionale del Cinema e Solares Fondazione delle Arti hanno presentato la prima grande mostra dedicata all'intera cinematografia di Dario Argento (Roma, 1940). "DARIO ARGENTO - The Exhibit" - questo il titolo dell'omaggio - è curata da Domenico De Gaetano e Marcello Garofalo ed è ospitata alla Mole Antonelliana di Torino, sede del Museo Nazionale del Cinema, con il patrocinio del ministero della Cultura. Apre mercoledì 6 aprile 2022 e chiuderà lunedì 16 gennaio 2023 (vedi anche Style Legends del 28 febbraio 2022). In occasione della conferenza stampa di inaugurazione del progetto espositivo, tenutasi alla presenza del regista, il Museo torinese ha omaggiato il nostro visionario maestro del thriller con il conferimento della Stella della Mole.
"Dario Argento è uno dei maestri del cinema italiano più conosciuti e apprezzati a livello internazionale - ha spiegato Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema di Torino, nel leggere la motivazione -. Dal suo esordio dietro la macchina da presa con 'L’uccello dalle piume di cristallo' all’ultimo film 'Occhiali neri', ha spaziato tra giallo, thriller e horror, creando e imponendo a generazioni di spettatori il suo personalissimo immaginario, frutto di un talento figurativo fuori dal comune. Un regista ma anche un artista. Infatti, il suo cinema visionario dialoga costantemente con le altre arti, creando universi visivi seducenti e messe in scena sontuose attraverso un uso vitale e libero della macchina da presa. Ogni lavoro è una riflessione sulla natura dell'immagine e sulla sua percezione, facendo tesoro delle esperienze del precinema e degli studi a cavallo tra ottica e psicanalisi. Nelle ambientazioni spettrali dei suoi film ha restituito di Torino un’immagine inedita e perturbante che arricchisce di fascino e mistero il nostro sguardo verso la città". "DARIO ARGENTO - The Exhibit" propone un percorso cronologico attraverso tutta la produzione di Dario Argento, dagli esordi de "L’uccello dalle piume di cristallo" (1970)  al suo ultimo lavoro "Occhiali neri" (2022), recentemente presentato al Festival del Cinema di Berlino nella sezione Special Gala. Tutta la carriera del regista e sceneggiatore Dario Argento è costruita sul confine tra cinema di genere e d’autore. A partire da una sintesi visiva delle tematiche da lui predilette, la mostra propone per ciascun titolo della sua vasta filmografia curiosità, citazioni, fotografie, sequenze filmiche, bozzetti, manifesti, costumi, creature meccanizzate e colonne sonore. Un excursus lungo tutti i vari linguaggi che concorrono alla definizione dell’estetica che lo ha reso celebre e apprezzato in tutto il mondo. Tra le collezioni esposte compaiono anche opere di maison d' alta moda che per Argento hanno realizzato costumi e gioielli oltre alle creazioni di maestri italiani degli effetti speciali.

Per la prima volta un progetto espositivo compone un completo e articolato discorso visivo sull'immaginario che il regista romano ha portato sullo schermo nel corso del proprio cinquantennale viaggio nei perturbanti territori dell’incubo. Le proiezioni presentano photogallery, sequenze e montaggi tratti dalle sue opere, documentazione sugli effetti speciali e sulla musica nei suoi film. Le fotografie sul set rivelano l’artificio e la potenza della messa in scena. I video restituiscono il rapporto del cineasta con la musica e l’arte evidenziando anche i tributi rivolti a registi da lui molto amati, come Lang e Hitchcock, così come i frequenti riferimenti a quadri, fumetti, opere letterarie e oggetti di design. Sulla rampa espositiva della Mole il visitatore trova un'imponente messe di memorabilia argentiani: 44 oggetti di scena, 12 preziosi manifesti e locandine originali del Museo Nazionale del Cinema, bozzetti scenografici, creature meccaniche, fotografie inedite e molto altro ancora. Particolarmente significativi e di forte impatto sono i dieci costumi di alcuni dei suoi film, tra cui quello ricreato appositamente da Giorgio Armani, che aveva firmato gli abiti di Jennifer Connelly sul set di "Phenomena" (1985) mentre oltre 60 pannelli ricostruiscono il percorso biografico e artistico del regista, raccolgono le sue testimonianze e quelle di celebri personalità del cinema e della cultura.

I pezzi esposti provengono dalle collezioni del Museo Nazionale del Cinema, del Centro Sperimentale di Cinematografia (Archivio fotografico della Cineteca nazionale e Scuola nazionale di Cinema) e di numerosi collezionisti privati, con importanti contributi da parte di professionisti del cinema quali Sergio Stivaletti, effettista di molti film di Argento da Phenomena in poi, Luigi Cozzi, stretto collaboratore di Argento fin dagli esordi, Franco Bellomo, Stefano Oggiano, Gabriele Farina, Roberto Attanasio e Carlo Rambaldi, uno dei più importanti maestri degli effetti speciali a livello mondiale. "Il percorso della mostra - spiega Domenico De Gaetano, direttore del Museo Nazionale del Cinema e co-curatore dell'esposizione torinese - propone un approccio 'altro' all'opera di Dario Argento, considerandolo soprattutto un regista profondamente innamorato delle possibilità del mezzo filmico che attraverso una poetica del delirio visivo ha saputo diventare uno dei grandi creatori di immagini del nostro tempo, demiurgo di un mondo i cui tratti - sospesi tra l’onirico e il fantastico, tra l’astrazione e la tentazione del sublime - sono sfaccettati, molteplici e complessi, sempre posti oltre il confine della visione". Marcello Garofalo, critico cinematografico co-curatore, ribadisce che Argento "costruisce la sua modernità nel paradosso di uno sguardo che spesso collide tra quello del protagonista della storia e quello dello spettatore, abbagliati entrambi da una 'messa in scena' che del gioco non ha nulla, se non la derisione per una ingannevolezza dello sguardo, incapace di guardare l’essenziale e raggirato dal grande 'trucco' del cinema, l’apparire quando si crede di vivere, il sognare (o precipitare nell’incubo) quando si crede di essere vigili e di poter dominare la realtà. Tutti i protagonisti del cinema di Argento hanno in comune il fatto di assomigliarci, perché possiedono, prima ancora di una psicologia e di un comportamento, la tendenza a vedere sempre troppo o troppo poco, a essere vittime di abbagli e di visioni, fino a non distinguere più ciò che è vero da ciò che è falso. In tutta la sua opera il sogno diviene spazio, quasi come una rete invisibile e l’onirico si insinua nella realtà, non perché in contrapposizione, ma in quanto terribilmente somigliante a essa. Emblematiche le parole che in 'Inferno', Argento affida, quasi fossimo in un film di Godard, alla contessa Elise De Longvalle Adler (Daria Nicolodi): 'È pittura, non sangue'".


Quando, nei mesi scorsi, ha appreso la notizia di questa mostra, Dario Argento ha espresso grande soddisfazione: "Sono davvero felice che il Museo Nazionale del Cinema di Torino mi abbia comunicato che uno dei loro eventi previsti è una grande mostra dedicata al mio cinema. Nel corso della mia carriera, iniziata nell'ormai lontano 1970, ho avuto modo di ricevere diversi apprezzamenti in tutto il mondo, specialmente in Francia, in America, in Giappone; in Italia di recente mi hanno consegnato il David di Donatello alla carriera, ma questo omaggio che il Museo del Cinema di Torino mi dedicherà mi entusiasma in particolar modo, non solo perché si svolgerà in una città da me molto amata, dove ho avuto modo di girare diversi film e in una sede prestigiosa quale è il Museo del Cinema, ma perché... avrò la possibilità di far conoscere anche ai più giovani l'intero mio percorso cinematografico, accompagnandoli all'interno del mio 'cinema idealista', fatto di incubi, sogni e visioni, ove la grigia realtà non è mai arrivata e mai ci arriverà. In un film che ho realizzato nel 1993, 'Trauma', mentre scorrono i titoli di coda l'obiettivo si sposta, continuando a raccontare possibili inizi di altre vicende. Questo perché mi piace credere che i miei film possano conquistare un grande spazio nella memoria dei miei spettatori, diventando anche dopo la visione un tutt'uno con la loro vita. Credo che questa mostra possa rendere ancora  più realizzabile, luminoso e concreto questo mio desiderio". L'esposizione è accompagnata da un catalogo riccamente illustrato, pubblicato da Silvana Editoriale, contenente una intervista esclusiva al regista realizzata dai curatori che ripercorre tutte le tappe della  sua carriera. Molti i materiali inediti, tra cui i saggi di Mick Garris, Domenico De Gaetano, Marcello Garofalo, Stefano Della Casa, Piera Detassis, Roberto Pugliese, Alan Jones, Domenico Monetti e le testimonianze di Stefania Casini, Franco  Bellomo, Luigi Cozzi, Claudio Simonetti, Sergio Stivaletti, Luciano Tovoli, Antonello Geleng, Pupi Oggiano. Completano il volume i fotogrammi tematici di Grazia Paganelli, Matteo Pollone, Fabio Pezzetti Tonion, una dettagliata biografia e le schede di tutti  i suoi film.
**************************

Didascalie delle immagini, dall'alto in basso:

Copertina - Dario Argento sul set di "Profondo Rosso" (Archivio Bellomo)

1 - Dario Argento con Giuseppe Rotunno sul set de "La Sindrome di Stendhal" (Archivio Bellomo)

3 - Dario Argento, immagine proveniente dall'Archivio Bellomo

www.museocinema.it