"REGINA. DELLA SCULTURA" alla GAMeC Bergamo

In attesa della riapertura, la GAMeC di Bergamo annuncia la prima retrospettiva in un museo italiano dedicata a Regina Cassolo Bracchi, in arte Regina (21 maggio 1894 - 14 settembre 1974), una delle figure più affascinanti, innovative e ancora oggi meno note del panorama artistico europeo del Novecento. L’esposizione sarà allestita per l’inizio del mese di aprile e pronta ad aprire al pubblico in totale sicurezza non appena le disposizioni governative lo consentiranno.
La mostra, a cura di Chiara Gatti e Lorenzo Giusti, nasce dall’acquisizione da parte della GAMeC e del Centre Pompidou di Parigi di un importante nucleo di opere dell’artista e mira ad analizzare - dagli esordi negli anni Venti fino ai primi anni Settanta - la riflessione formale di una personalità unica, rimasta a torto ai margini della storia e riscoperta adesso quale figura complessa, sperimentatrice, versatile e poetica. Lo stesso museo parigino dedicherà un’attenzione particolare alla ricerca dell’artista nella mostra "Women in Abstraction: Another  History of Abstraction in the 20th Century", a cura di Christine Macel e Karolina Lewandowska (5 maggio - 6 settembre 2021). Originaria di Mede Lomellina, figlia di un macellaio e orfana in giovane età, Regina è stata la prima donna dell’avanguardia italiana a dedicarsi interamente alla scultura, di cui ha riletto i linguaggi in una direzione audace e sperimentale, piegando la ricerca accademica e naturalistica all’uso di materiali inediti. Alluminio, filo di ferro, latta, stagno, carta vetrata sono stati i mezzi privilegiati di una continua e inesausta indagine compositiva ed espressiva che ha abbracciato inizialmente i modi del Futurismo (firma nel 1934 il Manifesto tecnico dell’aeroplastica futurista) e poi quelli del Mac, il Movimento arte concreta (1948) a cui Regina si avvicina  nel 1951 grazie a Bruno Munari.


La leggerezza dei materiali, il dinamismo delle forme, un linguaggio fatto di sintesi geometrica e astrazioni liriche animano il suo lavoro, accanto a una pratica quotidiana, volitiva e rigorosa. Duecentocinquanta opere - tra sculture, mobiles, disegni, cartamodelli e taccuini - ci guidano in un percorso che si sviluppa per temi ed epoche, intrecciando i contatti con i movimenti dell’avanguardia e le vicende  biografiche, dal Ventennio al boom del Dopoguerra. Grazie  ai prestiti della Collezione-Archivio Gaetano e Zoe Fermani, di altri privati e del Museo di Mede Lomellina, che custodisce una parte significativa della sua produzione degli esordi, il viaggio nell’universo di Regina prende avvio dalla formazione accademica, con i primi ritratti realisti, di sapore Novecentesco, e gli studi sintetici degli animali. Gli anni dell'adesione al Futurismo, durante i quali Regina partecipa a tutte le Biennali di Venezia e alle Quadriennali romane, sono caratterizzati da opere in cui memorie di un mondo meccanico alla Depero si mescolano con le compenetrazioni spaziali di Archipenko e dove l’alluminio piegato libera le forme dai vincoli dei volumi della scultura tradizionale. In questo processo di creazione e montaggio di opere trasognate, la carta diviene lo strumento imprescindibile di ogni analisi preliminare. Modelli puntati con spilli, secondo una pratica sartoriale applicata alla vocazione aerea delle sue figure, le servono per sagomare il metallo senza incertezze, con energia e dolcezza. Come in un gigantesco erbario, la sezione dedicata ai disegni dei fiori di campo e ai gessi degli anni Quaranta mostra una sequenza serrata, fiabesca e allo stesso tempo scientifica di studi sulla vegetazione spontanea, ritratta su centinaia di fogli sparsi, come un diario quotidiano di osservazione del mondo naturale, presto modificato nelle linee essenziali del suo astrattismo maturo.


La stagione del Mac allinea cerchi, ellissi, giochi di triangoli o losanghe issati con grazia ed equilibrio in composizioni mobili, vibranti, spesso realizzate in Plexiglas; sintesi estrema di motivi tratti dal regno selvatico, declinati secondo le regole costruttive della natura. Le suggestioni spaziali diffuse nella Milano degli anni Cinquanta si rivelano in opere che tradiscono il miraggio della corsa alla luna, sintetizzato da Regina in traiettorie di segni nel vuoto, combinazione ideale fra le linee-forza di matrice futurista e lo spazialismo di Fontana. Completa la mostra una monografia, pubblicata da GAMeC Books ed Éditions du Centre Pompidou, con saggi di Christine Macel, Lorenzo Giusti, Chiara Gatti, Paolo Campiglio e Paolo Sacchini,  concept grafico di Leonardo Sonnoli e con un progetto fotografico di Delfino Sisto Legnani.  L’allestimento è a cura del designer Francesco Faccin. REGINA. DELLA SCULTURA è sostenuta da Santini Maglificio Sportivo.

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Didascalia delle immagini, dall'alto in basso:

1 - REGINA Progetto in carta per Aerosensibilità, 1935. Insieme di carte ritagliate Misure variabili. Collezione Archivio Gaetano e Zoe Fermani. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia - DSL Studio
2 - Ritratto di Regina contenuto in un taccuino dell'artista, s.d. Inchiostro su carta. Collezione Archivio Gaetano e Zoe Fermani. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia - DSL studio
3 - REGINA Composizione concreta, 1955 (2) Collage di carte velluto colorate. cm 9,3 x 14 Collezione Archivio Gaetano e Zoe Fermani. Foto: Alessandro Saletta e Piercarlo Quecchia - DSL Studio